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TEATRO Gli armeni in Goldoni

GLI ARMENI IN GOLDONI
a cura di Vartan Karapetian

Leggi le note del curatore

Recital teatrale musicato alla Biblioteca Nazionale Marciana

Salone della Libreria Sansoviniana, Biblioteca Nazionale Marciana
Durata, circa 75'

20 febbraio 2012, ore 18:30 e ore 21:00

Ingresso libero fino a esaurimento posti disponibili

Una co-produzione di Venezia Marketing & Eventi e Biblioteca Nazionale Marciana in occasione della mostra “Armenia. Impronte di una civiltà”, in collaborazione con la Casa delle Parole di Venezia


Recital di brani tratti dalle commedie di Carlo Goldoni nei quali compaiono personaggi armeni.
Introduzione critica di Vartan Karapetian, curatore della mostra.
Letture tratte dalle commedie I pettegolezzi delle donne e La famiglia dell'antiquario commentate a cura della Casa delle Parole.
Interventi musicali di Aram Ipekjian, che suonerà il duduk - antico strumento tradizionale armeno - e il clarinetto. Il duduk è uno strumento musicale a fiato della tradizione armena, ottenuto dal legno dell'albicocco. Per le qualità sonore viene considerato in grado di esprimere l'umore e la complessità della lingua armena. Degli strumenti in uso in Armenia sin dall'antichità è l'unico a sopravvivere e per questo viene considerato come simbolo dell'identità' nazionale.

Ghe vol tanto a finzer de esser armeno?
Non ci sarebbe forse modo migliore di scoprire la storica presenza armena a Venezia se non attraverso le opere teatrali di Carlo Goldoni, veri palcoscenici della storia sociale veneziana. Ciò che colpisce non è tanto la presenza di figure armene in queste opere, ma la famigliarità con cui l’autore e i suoi personaggi trattano l’antica esperienza armena a Venezia tanto da metterne in risalto stereotipi e dettagli che un’attenta osservazione da sola non sarebbe in grado di tracciare. Siamo nel Settecento, che è indubbiamente il secolo più florido nei rapporti armeno veneziani, anche per la diversità degli ambiti in cui troviamo queste interrelazioni. Basti ricordare che nel 1717 l’Abate Mechitar si insediava con il gruppo di monaci armeni da lui guidati sull’isola di San Lazzaro. E sempre nel Settecento la famiglia aristocratica degli Sceriman chiedeva l’adesione al Patriziato veneziano e di cui uno dei membri, il letterato e collega di Goldoni, Zaccaria Sceriman, creava una delle opere letterarie più enigmatiche dell’epoca.
G.B. Tiepolo a Wurzburg pensando all’affresco dell’”Asia” immortalò le lettere dell’alfabeto armeno che tre secoli prima, avevano preso per la prima volta forma sotto i torchi proprio a Venezia con il primo libro stampato in armeno, di cui ricorre quest’anno il V centenario, celebrato con la mostra ospitata nei musei di Piazza San Marco.


Salone della Libreria Sansoviniana (ingresso da Piazzetta San Marco 13/a)
In collaborazione con Biblioteca Nazionale Marciana Venezia.
Ingresso gratuito.